È una designer di fama internazionale.
Disegna dei capi meravigliosi.
È schiva e riservata, ma io l'ho beccata (ah-ha! Ho fatto pure la rima).
Ecco a voi, siorri e siorrine, ELA TORRENTE.
Ciao Ela! Innanzitutto siediti e mettiti comoda sul mio divano (io vivo sul divano). Se vuoi puoi anche sferruzzare mentre parliamo o se vuoi puoi accarezzare Strudel,
sempre che tu riesca a beccarlo.
La primissima cosa che ti chiedo a bruciapelo è questa: sei italiana, italianissima: come mai la scelta di pubblicare e scrivere solo in inglese?
Ciao Valentina, (ho paura dei gatti, starò seduta un po' rigidina...) grazie infinite per l'invito.
Ho iniziato a sferruzzare da bambina perchè eravamo una nidiata di
cugine e mia nonna ci domava un po' come poteva. La maglia ed il taglio e cucito erano attività abbastanza frequenti, anche se io ed il cucito abitiamo purtroppo
pianeti diversi.
Quando, ormai adulta, ho scoperto Ravelry, il mio modo di vedere la maglia è cambiato! Grazie a Ravelry ho imparato tecniche più moderne e
appassionanti, tutte però in lingua inglese. Come effetto collaterale, per tutto ciò che riguarda la maglia, ho iniziato a pensare in inglese!
Scrivo in inglese perchè mi viene più naturale e mi sento più sicura. Uno dei miei obiettivi per il 2016 è tradurre i miei modelli in italiano, quindi ho
ricominciato a studiare! Per inciso, ho visto le tue dispense su youtube e le trovo utilissime. Posso chiamarti Prof? (NotaDiMe: esagerata… :) )
Come si svolge la tua giornata? Io corro tutto il giorno da una cosa all'altra, e riesco ad organizzarmi con difficoltà, rincuorami e dimmi che per te non è così e che
vivi in una realtà zen! Mi darebbe una speranza!
Sono abbastanza zen, sì! Spesso non è facile, soprattutto quando si lavora con delle scadenze piuttosto strette, però mi sono imposta un cambiamento di passo. Faccio
una cosa che adoro, sono fortunata, ho lavorato tanto per poterlo fare e me la godo.
Anche a te, come a tutte le altre, vorrei domandare: se non avessi incontrato la maglia e non fossi diventata una designer, cosa avresti voluto fare? Il mangiatore di
spade? Il droghiere? L'impiegata delle Poste? Dai, dimmelo!
Da piccola volevo fare l'attrice o la cassiera. Ho lavorato per circa 10 anni in ambito teatrale, se mi và male posso sempre far domanda all'esselunga!
Qual è l'aspetto del lavoro a maglia che proprio non ti piace o che non sopporti? Ed invece qual è la cosa che apprezzi di più?
Mi annoia lavorare le maniche usando i ferri circolari, ho scoperto che è una cosa abbastanza comune.
Poi, una tecnica che non capisco è lo "steeking". Traduco: quella
tecnica che permette di lavorare in tondo un maglione per poi tagliarlo per farne un cardigan. Ecco, di per sé la tecnica è geniale per allungare maniche o recuperare
un maglione bucato... ma il pensiero di tagliare i filati senza esserne costretta mi mette a disagio!
Apprezzo tutto il resto, a partire dalla scelta del filato. Un buon filato è la base di un buon lavoro e, per quanto mi riguarda, non necessariamente il filato più
costoso è il migliore.
Su Ravelry sei molto attiva: hai un gruppo molto numeroso di "fans", pubblichi tanti modelli ed anche delle pubblicazioni digitali. Inotre sei presente anche su
Facebook. Insomma, sei dappertutto! Quando conta Internet per te e la tua attività? Ti piace usarlo o, fosse per te, vivresti bene anche in una grotta solitaria nel
bosco? (qualsiasi riferimento alla mia persona è puramente casuale)
Internet è fondamentale. Io pubblico solo in digitale, per cui non potrei esistere senza internet. I social sono lo strumento essenziale per raggiungere le persone e
per poter essere di supporto in tempo reale. Essere presente, anche solo per rispondere a qualche curiosità, è uno degli aspetti a cui tengo di più. Può sembrare poco
pratico, ma crea una relazione a cui forse ci siamo disabituati. Non mi sento di interfacciarmi con dei "clienti", ma con delle persone che supportano il mio lavoro.
Detto ciò, mia figlia mi ha dato un'infarinatura di facebook, instagram e quan'altro... altrimenti ciao!
Quanto conta il materiale e, soprattutto, la ricerca del materiale nel tuo modo di fare a maglia? Quali sono le tue fibre preferite?
Come dicevo più su, l'attenzione ai materiali fa un'enorme differenza. E' un po' come cucinare: ci vogliono gli ingredienti adatti. Ultimamente mi sto interessando ad
alcuni produttori e distributori di lana biologica in Italia ed Europa. Ad ogni modo, lana ed alpaca sono le mie fibre preferite.
Quanto conta il fatto di saper padroneggiare alla perfezione la lingua inglese nel mondo della maglia odierno? È indispensabile conoscerlo per essere aggiornate e per
fare a maglia in modo moderno?
Conta molto ma non credo che la perfezione sia indispensabile, noi italiani siamo bravissimi a capire al volo i concetti, no?
Per quanto riguarda la scrittura dei modelli, ben lungi dall'essere sfiorata dalla perfezione, lavoro con un alcune editor inglesi. Senza di loro sarei perduta, anche
perchè sono piuttosto gnucca e continuo sempre a fare gli stessi errori.
Siamo alla fine ed ecco la domanda finale… quali progetti hai in serbo per il futuro? C’è qualcosa che ci puoi anticipare?
Come ti dicevo prima, vorrei tradurre i miei modelli in italiano... Spero di trovare il tempo e anche qualcuno che mi dia una mano!
Ho iniziato l'anno scorso (e proseguirò anche nel 2016) a collaborare con alcuni siti e case produttrici e andrò avanti con la pubblicazione del mio "Modish Sweater
Club". Entrambe le esperienze mi hanno divertita un sacco!
Sto anche preparando una piccola sorpresa per Edimburgo, insieme a Valentina Consalvi di Snail Yarns (la trovate su Etsy, vi consiglio di dare un'occhiata perchè ha dei filati strepitosi)... E poi, si vedrà!
Salutiamo Ela e… alla prossima intervista!
Ela la potete trovare sul suo sito Modishknits, su Ravelry, su Facebook e sulla sua pagina Facebook, su Twitter come @Modish Knits e su Instagram come @elatorrente
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mercoledì 3 febbraio 2016
lunedì 11 gennaio 2016
Spritz-intervista n° 5: Alice Twain
È appena uscito il suo libro, sta disegnando schemi a tutto spiano, la trovi dappertutto sul web (almeno nei gruppi più interessanti). Siorre e siorrine, ecco a voi l'ineffabile ALICE TWAIN.
Alice, ciao! Accomodati prego, qua c’è Strudel: se ti innervosisci, puoi
accarezzarlo e passatutto.
Sappiamo benissimo tutte e due che per carezzare Strudel occorre che Strudel sia consenziente. Peraltro, vorrei rendere noto ai lettori che Strudel è un gatto di cashmere, anzi di qiviut.
Vediamo… la prima cosa che vorrei chiederti è questa: hai incominciato a lavorare a maglia da adulta ed in pochi anni sei diventata una delle massime esperte nel settore. Ma se non avessi incontrato la maglia, cosa avresti voluto fare? Il carpentiere? Il fabbro ferraio? La traduttrice? Dai, che sono curiosa!
La multi milionaria nullafacente, magari con un piccolo impegno nel sociale. Insomma, la ricca benefattrice. O magari la studentessa a vita.
Della maglia c’è qualcosa che proprio non sopporti? Che proprio “bleah!”? Ed invece qual è la cosa che apprezzi di più?
La cosa che trovo più irritante in assoluto è l'idiotizzazione della maglia, sono i modelli ipersemplici pubblicizzati come gli unici a essere "alla portata di tutti", i filati sintetici "d'effetto" che ci spiegano essere semplici ma che in realtà sono difficilissimi da lavorare e che promettono di produrre un capo o un accessorio da completare in un'ora o meno. Mi piacerebbe che le filature stesse per prima ricominciassero a pubblicizzare la maglia come un viaggio di scoperta, non un "lavoretto" (altro termine che malsopporto) che mette in mano a chi la esercita la possibilità di creare realmente, ponendo l'accento sulla qualità dei materiali e le abilità degli artigiani. Vorrei insomma che chi lavora a maglia lo facesse con il piacere di intraprendere un'impresa, non con la pressione di ottenere un oggetto finito nel minor tempo possibile e da consumare e gettare quanto più in fretta possibile.
La tua attività è multiforme: scrivi libri, tieni corsi ed una parte importante è rappresentata dei numerosi spazi on line (il tuo blog, ma non solo) dove le persone possono trovare una risposta ed un riferimento (in italiano) ai loro dubbi. Quanto conta la parte “social” per te?
Dal punto di vista professionale (e non personale), la parte social è essenzialmente uno strumento. Ravelry, Instagram, Pinterest, Twitter, o Facebook sono fondamentalmente gli strumenti per cui oggi posso fare a meno di ricorrere a un editore, di un contratto con una filatura e così via. In sostanza, sono gli strumenti che ci permettono di essere freelance e non dipendenti. Ovviamente, sul piano personale l'aspetto digitale ha un altro valore (e io probabilmente sono nel terzo o quarto percentile di utenti della rete italiani in termine cronologico), ma non credo che questo valore sia rilevante per il mio successivo sviluppo professionale, se non nei termini che ho imparato a usare internet prima di affrontare i socialini come si sono strutturati oggi.
Di recente hai pubblicato la seconda edizione del tuo libro "Ai Ferri Corti". Devo dire che già la prima mi era piaciuta, ma questa ancora di più. Ho trovato fantastica la parte nella quale, partendo da zero, ci si può inventare un maglione top down su misura, anche perché è la mia tecnica costruttiva preferita e la parte in cui insegni a rimediare gli errori: davvero molto utile! Quanto ha contato la "moda" del top down nella scelta dei testi nel tuo libro?
Abbastanza, ma non in modo preponderante. Personalmente non amo in modo particolare la costruzione top down, le preferisco la costruzione seamless bottom-up che a mio avviso ha il perfetto mix di solidità costruttiva e semplicità. Lavorando bottom-up mi rendo conto che posso progettare in modo molto più affidabile il mio lavoro, inoltre mi sparo tutte le parti realmente noiose del lavoro all'inizio riservandomi quelle divertenti ed eccitanti alla fine (insomma, inizio con i preliminari e finisco con "the big O"), il tutto però evitando le cuciture (che pure sono talvolta necessarie alla buona riuscita di un capo). Ma mi rendo conto che il processo prettamente empirico che si può seguire per la costruzione di un capo top down (anche se io preferisco comunque sfruttare il metodo EPS per calcolare i passaggi e la taglia) è l'ideale per i principianti. Lavorando top down si può ottenere un capo indossabile senza avere grandissime competenze, è solo con l'esperienza che poi ci si rende conto che le altre costruzioni danno maggiore controllo sulla vestibilità del capo. In questo senso, secondo me, lavorare top down è il primo passaggio da compiere prima di affrontare costruzioni più ricche, intriganti e precise, che permettono molto meglio di sfruttare le possibilità della maglia.
Avresti aggiunto ancora qualcosa a quello che hai scritto oppure ti riservi per un altro progetto?
No, questo è il libro che avevo in mente dall'inizio. Se uscirà qualcos'altro di mio avrà una forma e caratteristiche totalmente diverse.
Quanto conta il materiale e, soprattutto, la ricerca del materiale nel tuo modo di fare a maglia? Quali sono le tue fibre preferite?
Parto dal fondo: la lana. In assoluto la lana per me è la fibra. Ha il perfetto equilibrio tra prezzo e preziosità, è calda e traspirante, è rustica e morbida, prende meravigliosamente il colore, ma ha colori naturali meravigliosi (soprattutto le pecore Shetland forniscono lane di colori meravigliosi) e le molte varietà di pecora forniscono lane di una fantastica varietà, senza contare le lane riciclate a cui mi sto appassionando di recente.
Quanto conta il fatto di saper padroneggiare alla perfezione la lingua inglese nel mondo della maglia odierno? È indispensabile conoscerlo per essere aggiornate?
Sì. Come in qualsiasi altro aspetto della vita.
Siamo alla fine, non agitarti, eh, tieni di nuovo Strudel, ecco… quali progetti hai in serbo per il prossimo futuro? C’è qualcosa che ci puoi anticipare oppure desideri che rimanga tutto una sorpresa fino all’ultimo?
Sono un'ariete, non faccio progetti: assalgo le possibilità quando mi si presentano. Da metà gennaio sarò impegnata nell'insegnamento per il corso di Design della Maglieria del Politecnico di Milano, quindo farò una breve vacanza a Edimburgo durante la quale visiterò l'Edinburgh Yarn Fair. Nel frattempo continuerò i corsi. Poi è tutto decisamente troppo lontano perché possa anche solo pensare a che cosa starò facendo.
Salutiamo Alice e… alla prossima intervista!
Alice la potete trovare sul suo blog "Ai Ferri Corti" e sulla sua Pagina Facebook.
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| A Walk in Milano |
Sappiamo benissimo tutte e due che per carezzare Strudel occorre che Strudel sia consenziente. Peraltro, vorrei rendere noto ai lettori che Strudel è un gatto di cashmere, anzi di qiviut.
Vediamo… la prima cosa che vorrei chiederti è questa: hai incominciato a lavorare a maglia da adulta ed in pochi anni sei diventata una delle massime esperte nel settore. Ma se non avessi incontrato la maglia, cosa avresti voluto fare? Il carpentiere? Il fabbro ferraio? La traduttrice? Dai, che sono curiosa!
La multi milionaria nullafacente, magari con un piccolo impegno nel sociale. Insomma, la ricca benefattrice. O magari la studentessa a vita.
Della maglia c’è qualcosa che proprio non sopporti? Che proprio “bleah!”? Ed invece qual è la cosa che apprezzi di più?
La cosa che trovo più irritante in assoluto è l'idiotizzazione della maglia, sono i modelli ipersemplici pubblicizzati come gli unici a essere "alla portata di tutti", i filati sintetici "d'effetto" che ci spiegano essere semplici ma che in realtà sono difficilissimi da lavorare e che promettono di produrre un capo o un accessorio da completare in un'ora o meno. Mi piacerebbe che le filature stesse per prima ricominciassero a pubblicizzare la maglia come un viaggio di scoperta, non un "lavoretto" (altro termine che malsopporto) che mette in mano a chi la esercita la possibilità di creare realmente, ponendo l'accento sulla qualità dei materiali e le abilità degli artigiani. Vorrei insomma che chi lavora a maglia lo facesse con il piacere di intraprendere un'impresa, non con la pressione di ottenere un oggetto finito nel minor tempo possibile e da consumare e gettare quanto più in fretta possibile.
La tua attività è multiforme: scrivi libri, tieni corsi ed una parte importante è rappresentata dei numerosi spazi on line (il tuo blog, ma non solo) dove le persone possono trovare una risposta ed un riferimento (in italiano) ai loro dubbi. Quanto conta la parte “social” per te?
Dal punto di vista professionale (e non personale), la parte social è essenzialmente uno strumento. Ravelry, Instagram, Pinterest, Twitter, o Facebook sono fondamentalmente gli strumenti per cui oggi posso fare a meno di ricorrere a un editore, di un contratto con una filatura e così via. In sostanza, sono gli strumenti che ci permettono di essere freelance e non dipendenti. Ovviamente, sul piano personale l'aspetto digitale ha un altro valore (e io probabilmente sono nel terzo o quarto percentile di utenti della rete italiani in termine cronologico), ma non credo che questo valore sia rilevante per il mio successivo sviluppo professionale, se non nei termini che ho imparato a usare internet prima di affrontare i socialini come si sono strutturati oggi.
Di recente hai pubblicato la seconda edizione del tuo libro "Ai Ferri Corti". Devo dire che già la prima mi era piaciuta, ma questa ancora di più. Ho trovato fantastica la parte nella quale, partendo da zero, ci si può inventare un maglione top down su misura, anche perché è la mia tecnica costruttiva preferita e la parte in cui insegni a rimediare gli errori: davvero molto utile! Quanto ha contato la "moda" del top down nella scelta dei testi nel tuo libro?
Abbastanza, ma non in modo preponderante. Personalmente non amo in modo particolare la costruzione top down, le preferisco la costruzione seamless bottom-up che a mio avviso ha il perfetto mix di solidità costruttiva e semplicità. Lavorando bottom-up mi rendo conto che posso progettare in modo molto più affidabile il mio lavoro, inoltre mi sparo tutte le parti realmente noiose del lavoro all'inizio riservandomi quelle divertenti ed eccitanti alla fine (insomma, inizio con i preliminari e finisco con "the big O"), il tutto però evitando le cuciture (che pure sono talvolta necessarie alla buona riuscita di un capo). Ma mi rendo conto che il processo prettamente empirico che si può seguire per la costruzione di un capo top down (anche se io preferisco comunque sfruttare il metodo EPS per calcolare i passaggi e la taglia) è l'ideale per i principianti. Lavorando top down si può ottenere un capo indossabile senza avere grandissime competenze, è solo con l'esperienza che poi ci si rende conto che le altre costruzioni danno maggiore controllo sulla vestibilità del capo. In questo senso, secondo me, lavorare top down è il primo passaggio da compiere prima di affrontare costruzioni più ricche, intriganti e precise, che permettono molto meglio di sfruttare le possibilità della maglia.
Avresti aggiunto ancora qualcosa a quello che hai scritto oppure ti riservi per un altro progetto?
No, questo è il libro che avevo in mente dall'inizio. Se uscirà qualcos'altro di mio avrà una forma e caratteristiche totalmente diverse.
Quanto conta il materiale e, soprattutto, la ricerca del materiale nel tuo modo di fare a maglia? Quali sono le tue fibre preferite?
Parto dal fondo: la lana. In assoluto la lana per me è la fibra. Ha il perfetto equilibrio tra prezzo e preziosità, è calda e traspirante, è rustica e morbida, prende meravigliosamente il colore, ma ha colori naturali meravigliosi (soprattutto le pecore Shetland forniscono lane di colori meravigliosi) e le molte varietà di pecora forniscono lane di una fantastica varietà, senza contare le lane riciclate a cui mi sto appassionando di recente.
Quanto conta il fatto di saper padroneggiare alla perfezione la lingua inglese nel mondo della maglia odierno? È indispensabile conoscerlo per essere aggiornate?
Sì. Come in qualsiasi altro aspetto della vita.
Siamo alla fine, non agitarti, eh, tieni di nuovo Strudel, ecco… quali progetti hai in serbo per il prossimo futuro? C’è qualcosa che ci puoi anticipare oppure desideri che rimanga tutto una sorpresa fino all’ultimo?
Sono un'ariete, non faccio progetti: assalgo le possibilità quando mi si presentano. Da metà gennaio sarò impegnata nell'insegnamento per il corso di Design della Maglieria del Politecnico di Milano, quindo farò una breve vacanza a Edimburgo durante la quale visiterò l'Edinburgh Yarn Fair. Nel frattempo continuerò i corsi. Poi è tutto decisamente troppo lontano perché possa anche solo pensare a che cosa starò facendo.
Salutiamo Alice e… alla prossima intervista!
Alice la potete trovare sul suo blog "Ai Ferri Corti" e sulla sua Pagina Facebook.
giovedì 2 luglio 2015
Spritz-intervista n° 4: Ilaria Caliri
Sull'onda delle interviste alle figure più interessanti del panorama della maglia & uncinetto, eccomi qua con una nuova intervista. Oggi tocca a ILARIA CALIRI!
Cara Ilaria, benvenuta! Accomodati sul divano e dai pure un calcio a Strudel, che altrimenti ti ruba tutti gli amigurumi… come "NO!", Strudel è un gatto dispettoso, a tuo rischio e pericolo! Ecco che ti ha beccato una pecorella! Eh, ti avevo avvertita…
Vabbè… gliela riprendiamo dopo, o almeno ciò che ne resta… incomincio subito con il domandarti a quando risale il ricordo più antico che hai legato all'uncinetto: so che hai sempre amato sperimentare con fili e tessuti, ma se dovessi scegliere un momento in particolare che ha parlato al tuo cuore, quale sarebbe?
Il primo ricordo in assoluto, considerando che ho una memoria da colabrodo, è legato ai pomeriggi estivi passati nell’agrumeto della nonna. Ero alle prese con una sorta di lavoro a filet… i quadratini pieni e vuoti avrebbero formato un orsetto. Con quel primo rettangolo ad uncinetto, in cotone rosa lavorato con uncinetto da 1,5 mm, mia mamma mi confezionò un sacchetto.
So (perché ho studiato!) che il tuo amore principale è il disegno ed il colore… ma il tuo punto di vista, molto personale, consiste soprattutto in creaturine 3D: animaletti, bambole, creature che sembrano uscite da un mondo incantato: come e quando è venuta la decisione di tradurre in 3D i tuoi scritti?
Non è stata una decisione consapevole! Scoprii gli amigurumi e provai a realizzare un coniglietto di opinabile bellezza, da quel momento ho iniziato a vedere l’uncinetto in maniera diversa. Tanti cari saluti alla geometria piana e un caldo benvenuto alle tre dimensioni. Non ero impreparata in materia, grazie al mio precedente lavoro (disegno CAD e modellazione 3D per l’architettura) la mente era già abituata ad immaginare forme nello spazio… ho solo aggiunto orecchie, code e occhi di plastica.
E' da anni che ti dedichi alla tua attività… ma se non avessi lavorato con i fili e gli uncinetti, cosa avresti fatto "da grande"? L'ingegnere? la ginecologa? La trapezista?
Gran bella domanda. Escluderei la trapezista per ovvi motivi di vertigini, il mio tetto massimo è la sedia. Posso dire di non sentirmi ancora grande? O meglio, mi sento grande, ma non sento di essere arrivata alla fine del mio percorso, sono ancora in cammino verso chissà che cosa. E purtroppo, conoscendo il mio carattere, credo che camminerò ancora per molto, molto tempo.
Sei stata così brava, che un editore ti ha notato e hai realizzato un libro (Amigurumi Winter Wonderland) interamente dedicato al Natale ed all'inverno che ha avuto un successo internazionale. Cos'è cambiato da allora?
È stato un anno folle, passato quasi interamente tra le decorazioni natalizie, ma la soddisfazione di vedere il libro in giro per il mondo e nelle vetrine delle librerie dell’Olanda è stata grande anche per una minimizzatrice come me! Grazie a quest’avventura ho conosciuto, anche se solo virtualmente, tantissime appassionate di uncinetto e scambiato email in svariate lingue in più ho iniziato la collaborazione con la rivista inglese Simply Crochet. Non sento di essere cambiata o di aver cambiato l’approccio al mio lavoro, ma ho aggiunto un bel mattone al mio muretto all’uncinetto.
Come si svolge la tua giornata? Hai tantissimo da gestire… blog, nuovi schemi, foto… fai tutto da sola o sei affiancata da qualcuno che ti dà una mano?
Questa domanda potrebbe dare ampio sfogo ai miei lamenti sul tema “non ho tempo, devo fare tutto da sola!!!” ed invece terrò un atteggiamento sobrio. Ci proverò. Ho un ampio supporto morale grazie al fidanzato, la mamma e le amiche che rispondono ad ogni mia domanda del tipo: “le braccia ti piacerebbero un po’ più lunghe?” “ti sembrano abbastanza simmetriche queste orecchie?” “che ne pensi del colore degli scarponcini dell’elfo?” Il tenore delle domande è piuttosto surreale e non sempre do credito alle loro risposte, però spezzano la routine del lavoro solitario che a volte può essere alienante… inizierò a preoccuparmi il giorno in cui parlerò da sola con dei pupazzi imbottiti.
Ho letto che di recente ti sei trasferita a Londra… è un primo passo tipo "fuga di cervelli"? Oppure sarà solamente per un periodo, ed il tuo trasferimento è per inseguire la tua ispirazione? Insomma, vogliamo sapere: cosa ti riserva il futuro?
Il trasferimento a Londra non è legato al mio uncinetto, ma avendo la fortuna di poter lavorare ovunque ho pensato che passare i pomeriggi disegnando nei parchi londinesi poteva essere una buona idea. Le mie valigie contenevano vestiti come per un viaggio lungo un solo weekend e gomitoli stipati come sardine. E il caso ha voluto che anche Caterina di Made by Kate si trasferisse poco prima di me. L’associazione Uncinettare Italiane a Londra conta già due membri ☺
E con questo abbiamo concluso: un grande grazie a Ilaria ed alla prossima!
Ecco dove possiamo trovare Ilaria:
sul blog: besenseless.blogspot.com
su Facebook: facebook.com/airalihandmade
e su Istagram: instagram.com/airali_gray
Cara Ilaria, benvenuta! Accomodati sul divano e dai pure un calcio a Strudel, che altrimenti ti ruba tutti gli amigurumi… come "NO!", Strudel è un gatto dispettoso, a tuo rischio e pericolo! Ecco che ti ha beccato una pecorella! Eh, ti avevo avvertita…
Vabbè… gliela riprendiamo dopo, o almeno ciò che ne resta… incomincio subito con il domandarti a quando risale il ricordo più antico che hai legato all'uncinetto: so che hai sempre amato sperimentare con fili e tessuti, ma se dovessi scegliere un momento in particolare che ha parlato al tuo cuore, quale sarebbe?
Il primo ricordo in assoluto, considerando che ho una memoria da colabrodo, è legato ai pomeriggi estivi passati nell’agrumeto della nonna. Ero alle prese con una sorta di lavoro a filet… i quadratini pieni e vuoti avrebbero formato un orsetto. Con quel primo rettangolo ad uncinetto, in cotone rosa lavorato con uncinetto da 1,5 mm, mia mamma mi confezionò un sacchetto.
So (perché ho studiato!) che il tuo amore principale è il disegno ed il colore… ma il tuo punto di vista, molto personale, consiste soprattutto in creaturine 3D: animaletti, bambole, creature che sembrano uscite da un mondo incantato: come e quando è venuta la decisione di tradurre in 3D i tuoi scritti?
Non è stata una decisione consapevole! Scoprii gli amigurumi e provai a realizzare un coniglietto di opinabile bellezza, da quel momento ho iniziato a vedere l’uncinetto in maniera diversa. Tanti cari saluti alla geometria piana e un caldo benvenuto alle tre dimensioni. Non ero impreparata in materia, grazie al mio precedente lavoro (disegno CAD e modellazione 3D per l’architettura) la mente era già abituata ad immaginare forme nello spazio… ho solo aggiunto orecchie, code e occhi di plastica.
E' da anni che ti dedichi alla tua attività… ma se non avessi lavorato con i fili e gli uncinetti, cosa avresti fatto "da grande"? L'ingegnere? la ginecologa? La trapezista?
Gran bella domanda. Escluderei la trapezista per ovvi motivi di vertigini, il mio tetto massimo è la sedia. Posso dire di non sentirmi ancora grande? O meglio, mi sento grande, ma non sento di essere arrivata alla fine del mio percorso, sono ancora in cammino verso chissà che cosa. E purtroppo, conoscendo il mio carattere, credo che camminerò ancora per molto, molto tempo.
Sei stata così brava, che un editore ti ha notato e hai realizzato un libro (Amigurumi Winter Wonderland) interamente dedicato al Natale ed all'inverno che ha avuto un successo internazionale. Cos'è cambiato da allora?
È stato un anno folle, passato quasi interamente tra le decorazioni natalizie, ma la soddisfazione di vedere il libro in giro per il mondo e nelle vetrine delle librerie dell’Olanda è stata grande anche per una minimizzatrice come me! Grazie a quest’avventura ho conosciuto, anche se solo virtualmente, tantissime appassionate di uncinetto e scambiato email in svariate lingue in più ho iniziato la collaborazione con la rivista inglese Simply Crochet. Non sento di essere cambiata o di aver cambiato l’approccio al mio lavoro, ma ho aggiunto un bel mattone al mio muretto all’uncinetto.
Come si svolge la tua giornata? Hai tantissimo da gestire… blog, nuovi schemi, foto… fai tutto da sola o sei affiancata da qualcuno che ti dà una mano?
Questa domanda potrebbe dare ampio sfogo ai miei lamenti sul tema “non ho tempo, devo fare tutto da sola!!!” ed invece terrò un atteggiamento sobrio. Ci proverò. Ho un ampio supporto morale grazie al fidanzato, la mamma e le amiche che rispondono ad ogni mia domanda del tipo: “le braccia ti piacerebbero un po’ più lunghe?” “ti sembrano abbastanza simmetriche queste orecchie?” “che ne pensi del colore degli scarponcini dell’elfo?” Il tenore delle domande è piuttosto surreale e non sempre do credito alle loro risposte, però spezzano la routine del lavoro solitario che a volte può essere alienante… inizierò a preoccuparmi il giorno in cui parlerò da sola con dei pupazzi imbottiti.
Ho letto che di recente ti sei trasferita a Londra… è un primo passo tipo "fuga di cervelli"? Oppure sarà solamente per un periodo, ed il tuo trasferimento è per inseguire la tua ispirazione? Insomma, vogliamo sapere: cosa ti riserva il futuro?
Il trasferimento a Londra non è legato al mio uncinetto, ma avendo la fortuna di poter lavorare ovunque ho pensato che passare i pomeriggi disegnando nei parchi londinesi poteva essere una buona idea. Le mie valigie contenevano vestiti come per un viaggio lungo un solo weekend e gomitoli stipati come sardine. E il caso ha voluto che anche Caterina di Made by Kate si trasferisse poco prima di me. L’associazione Uncinettare Italiane a Londra conta già due membri ☺
E con questo abbiamo concluso: un grande grazie a Ilaria ed alla prossima!
Ecco dove possiamo trovare Ilaria:
sul blog: besenseless.blogspot.com
su Facebook: facebook.com/airalihandmade
e su Istagram: instagram.com/airali_gray
venerdì 5 giugno 2015
Spritz-intervista n° 3: Maria Modeo
Dato che vogliamo l'alternanza e la parità tra maglia e uncinetto, ecco qua una bella intervista a MARIA MODEO, per non farci mancare nulla e per scoprire quello che bolle in pentola.
E visto che è sempre in moto tra gruppi da amministrare, figli da ammaestrare e modelli da scrivere, ho dovuto legarla alla sedia per avere cinque minuti tutti per me!
Iniziamo di brutto, così, per farci i fatti tuoi. Il tuo nickname su Ravelry è "round". Come mai?
Capitai su Ravelry, il social network dedicato a maglia e uncinetto, cercando informazioni sulle lavorazioni circolari. Sai com’è, lavorato in tondo, worked in the round…
Sei una delle creative più longeve nel web… e credo anche una delle prime ad avere scoperto Ravelry. Come mai non hai mai pensato di scrivere un blog? E si che ne avresti, di cose da dire…
Hai ragione, mi sarebbe utile avere un blog! Prima o poi mi decido e vinco la pigrizia!
Com'è il tuo rapporto con il web? Ami passarci del tempo? Quanto spazio ha il "Social" nella tua vita e come si comunica questo nel tuo personale mondo della maglia?
Mi piace tantissimo navigare, e sono abbastanza monomaniaca: maglia e musica! La dimensione social della maglia per me è molto importante. In rete poi sono nati legami ed amicizie virtuali, ed anche reali, con persone con le quali ho molto in comune!
Vivi a Napoli. E' indubbio che il mondo della maglia, man mano che ci si sposta verso sud, sia sempre meno attivo e si faccia più fatica a fare tutto. Pensi che sia una questione legata principalmente al clima oppure c'è dell'altro? Come la vivi tu, questa situazione? E cosa fai per contrastarla, visto che sei molto prolifica nelle tue produzioni?
Il fattore clima sicuramente ha la sua importanza. A Napoli è raro che faccia veramente freddo a lungo. In più, almeno per ora, iniziative come corsi, workshop, stentano a decollare. I negozi poi non hanno spazi sufficienti per ospitare lezioni. Io mi sto dando da fare per proporre attività di gruppo, e, insieme alla mia amica Marilena, esperta di uncinetto, organizzo almeno un incontro al mese per il nostro S&B.
So che hai alle spalle una lunga storia musicale, che è ancora molto radicata nella tua famiglia. Questo influenza in qualche modo il tuo stile nella maglia? E se si, come? E' una fonte di ispirazione nelle tue creazioni oppure trai spunto da qualcosa d'altro?
La musica, come tu dicevi, è molto presente nella mia vita, ora soprattutto grazie al talento dei miei figli. Non se se sia fonte di ispirazione, ma sicuramente i miei studi musicali mi hanno aiutato a sviluppare capacità logiche che credo aiutino il processo di elaborazione di un modello. E spero anche un certo buon gusto!
Potremmo dire che la tua punta di diamante sia la creazione di accessori. Nella fattispecie sei soprannominata la "Regina dei Cappelli": come mai questo folle amore per i copricapi a dispetto di altri capi di vestiario, per esempio?
Disegnare accessori in effetti mi risulta facile, e mi diverto davvero. Mi piace trovare soluzioni tecniche ed elementi estetici da inserire in un capo di rapida realizzazione! Ultimamente però cerco di sfidare me stessa, e ho un paio di modelli di pullover in corso di stesura!
Ci puoi anticipare qualche progetto che hai in serbo per il futuro? Uno scoop in esclusiva? Dai che poi ti slego e ti lascio andare.
Questo è un periodo di cambiamenti: sto traslocando, disegno anche maglioni, e mi accingo a collaborare con Maglia-Uncinetto.it, uno dei migliori siti italiani in questo campo! Per me è un grande onore, e non vedo l’ora di dare il mio contributo!
Un grazie a Maria e… alla prossima!
E visto che è sempre in moto tra gruppi da amministrare, figli da ammaestrare e modelli da scrivere, ho dovuto legarla alla sedia per avere cinque minuti tutti per me!
Iniziamo di brutto, così, per farci i fatti tuoi. Il tuo nickname su Ravelry è "round". Come mai?
Capitai su Ravelry, il social network dedicato a maglia e uncinetto, cercando informazioni sulle lavorazioni circolari. Sai com’è, lavorato in tondo, worked in the round…
Sei una delle creative più longeve nel web… e credo anche una delle prime ad avere scoperto Ravelry. Come mai non hai mai pensato di scrivere un blog? E si che ne avresti, di cose da dire…
Hai ragione, mi sarebbe utile avere un blog! Prima o poi mi decido e vinco la pigrizia!
Com'è il tuo rapporto con il web? Ami passarci del tempo? Quanto spazio ha il "Social" nella tua vita e come si comunica questo nel tuo personale mondo della maglia?
Mi piace tantissimo navigare, e sono abbastanza monomaniaca: maglia e musica! La dimensione social della maglia per me è molto importante. In rete poi sono nati legami ed amicizie virtuali, ed anche reali, con persone con le quali ho molto in comune!
Vivi a Napoli. E' indubbio che il mondo della maglia, man mano che ci si sposta verso sud, sia sempre meno attivo e si faccia più fatica a fare tutto. Pensi che sia una questione legata principalmente al clima oppure c'è dell'altro? Come la vivi tu, questa situazione? E cosa fai per contrastarla, visto che sei molto prolifica nelle tue produzioni?
Il fattore clima sicuramente ha la sua importanza. A Napoli è raro che faccia veramente freddo a lungo. In più, almeno per ora, iniziative come corsi, workshop, stentano a decollare. I negozi poi non hanno spazi sufficienti per ospitare lezioni. Io mi sto dando da fare per proporre attività di gruppo, e, insieme alla mia amica Marilena, esperta di uncinetto, organizzo almeno un incontro al mese per il nostro S&B.
So che hai alle spalle una lunga storia musicale, che è ancora molto radicata nella tua famiglia. Questo influenza in qualche modo il tuo stile nella maglia? E se si, come? E' una fonte di ispirazione nelle tue creazioni oppure trai spunto da qualcosa d'altro?
La musica, come tu dicevi, è molto presente nella mia vita, ora soprattutto grazie al talento dei miei figli. Non se se sia fonte di ispirazione, ma sicuramente i miei studi musicali mi hanno aiutato a sviluppare capacità logiche che credo aiutino il processo di elaborazione di un modello. E spero anche un certo buon gusto!
Potremmo dire che la tua punta di diamante sia la creazione di accessori. Nella fattispecie sei soprannominata la "Regina dei Cappelli": come mai questo folle amore per i copricapi a dispetto di altri capi di vestiario, per esempio?
Disegnare accessori in effetti mi risulta facile, e mi diverto davvero. Mi piace trovare soluzioni tecniche ed elementi estetici da inserire in un capo di rapida realizzazione! Ultimamente però cerco di sfidare me stessa, e ho un paio di modelli di pullover in corso di stesura!
Ci puoi anticipare qualche progetto che hai in serbo per il futuro? Uno scoop in esclusiva? Dai che poi ti slego e ti lascio andare.
Questo è un periodo di cambiamenti: sto traslocando, disegno anche maglioni, e mi accingo a collaborare con Maglia-Uncinetto.it, uno dei migliori siti italiani in questo campo! Per me è un grande onore, e non vedo l’ora di dare il mio contributo!
Un grazie a Maria e… alla prossima!
lunedì 25 maggio 2015
"Punti" di vista - Intervista a Roberto Cosolini
Roberto Cosolini, sindaco di Trieste, inaugura con un simbolico taglio del nastro il primo post-intervista su Artherapy!
Questa serie si chiama "Punti" di vista, un gioco di parole che volevo rimandasse al mondo della maglia ma anche all'apertura a visioni "altre".
Le personalità che andrò ad intervistare a cadenza grosso modo mensile hanno infatti età e svolgono professioni tra le più disparate e, cosa più importante, non provengono direttamente dal mondo dello sferruzzare. Magari nascosto, ma un filo rosso che li lega al mondo della maglia potrebbe esserci e cercheremo di scoprirlo.
Il primo tra tutti ad essersi simpaticamente prestato a rispondere alle mie domande, ora serie ora bislacche, anche in presenza di Valentina è stato il primo cittadino della nostra città, che alla fine ha posato per noi con una creazione Tibisay al collo facendoci davvero un favore perché, come scoprirete, non è per niente una persona freddolosa. Eppure secondo noi questa sciarpa gli dona un che di carisma e sintomatico mistero, e voi che dite?
Buona settimana e alla prossima!
Chiara
P.s. Il post di lunedì 1 giugno sarà spostato a mercoledì 3 giugno per permettervi di godervi i giorni festivi staccandovi anche dal pc!
Chiara Gelmini: Ha qualche ricordo o aneddoto legato alla maglia?
Roberto Cosolini: Non direttamente legati a casa mia, ma ho una zia che ha questa passione, sferruzzava spesso e in più di qualche occasione mi ha fatto un maglione, di quelli pesanti, che essendo io molto caloroso potevo indossare solo quando faceva molto freddo, ad esempio in montagna.
CG: Indossa volentieri capi in maglieria e in che occasioni?
RC: Solitamente per lavoro indosso camicia e giacca, ed è difficile per me indossare il maglione, anche perché soffro molto il caldo. Associo i capi in maglia al fine settimana e al tempo libero (che è poco), dove posso concedermi un abbigliamento comodo.
CG: Cosa cerca in un capo di maglieria?
RC: Associando i capi in maglia all'idea del tempo libero, quello che cerco è soprattutto la confortevolezza.
CG: Ha mai provato a sferruzzare? Proverebbe? E se no, ha un hobby manuale che la rilassa?
RC: (Ride n.d.R.) Non ho mai provato, e credo sia un bene per tutti, dato che devo confessare di non essere portato a svolgere attività manuali. Al massimo, e come hobby, posso includere alcuni lavori domestici che non richiedano particolare destrezza manuale, come ad esempio svuotare la cantina o l'intera libreria per mettere a posto e pulire, operazioni che mi rilassano notevolmente. Ma per fortuna anche queste sono attività che si svolgono una volta all'anno.
Prediligo invece attività solitarie e tranquille come la lettura o ascoltare musica.
CG: Se fosse un capo in maglia, cosa sarebbe?
RC: Sarei probabilmente un maglioncino (e specifica "leggero", n.d.R.) girocollo -che si adatta bene a vari tipi di camicie- di colore azzurro-blu.
CG: Se la sua vita fino ad ora fosse un lavoro a maglia, che materiale avrebbe intrecciato?
CG: Che cosa si augura di intrecciare in futuro?
RC: Mi piacerebbe molto intrecciare la città con i progetti di vita dei giovani, è lo sferruzzamento migliore che posso augurarmi.
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venerdì 1 maggio 2015
Spritz-intervista n° 2: Luisa De Santi
Ebbene si.
Le Spritz-interviste non sono finite!
Oggi intervisterò LUISA DE SANTI, che ho incontrato sul treno mentre mi dirigevo al Camp di Cuore di Maglia. Erano mesi che le avevo mandato le domande, ma lei è come la Primula Rossa, inafferrabile. Per cui ho approfittato: l'ho legata come un salame, lasciandole solo la bocca aperta per parlare e l'ho bombardata di domande! Se voleva la libertà, avrebbe dovuto parlare, muahahhaha, risata satanica.
Altro che Spritzetti in compagnia, altro che "rapporti cordiali tra presidenti di Associazioni concittadine"… era MIA, e doveva parlare!
Ecco il risultato della nostra "chiacchierata".
Cara Luisa, sappiamo che la tua passione viene da lontano, infatti hai incominciato a giocare con i fili da piccolissima! Ma dicci un po’, confessa… pur amando il tuo lavoro alla follia… c’è qualcosa che proprio non ti piace? E invece qual è la cosa che ti piace di più?Orpo! La cosa che mi piace di meno? Beh, se devo dirla tutta, detesto saldare i fili, per cui ho imparato un trucchetto: lo faccio man mano che procedo nel lavoro! E consiglio a tutte di farlo, così non ci ritroveremo con tonnellate di fili da fissare, ma solamente gli ultimi.
L'aspetto che mi piace di più, invece, è sperimentare. Si, sperimentare senza finalità particolari, senza la necessità di dover sottostare a regole o richieste, sperimentare a mano e mente libera, provando nuove idee. E poi, incredibile a dirsi, vero? ricamare. Adoro la sensazione dell'ago che entra nel tessuto, quel senso di calma che ti pervade… adoro ricamare!
Sei una delle poche creative che può dire con orgoglio “ho fatto della creatività il mio mestiere”. Ma se per caso questo non fosse accaduto? Cosa avresti fatto? Il pompiere? La cantante d’opera? Il meccanico?
In effetti non ci ho mai pensato seriamente… penso che se non avessi intrapreso la "strada del filo" avrei continuato a lavorare in teatro, e quindi a viaggiare comunque in giro… forse avrei anche aperto una piccola compagnia di teatro di figura. Mi piaceva davvero molto lavorare in teatro, quindi non avrei avuto problemi a proseguire questa professione!
Quanto influisce il tuo modo di vedere etico e non-violento nella tua produzione creativa? E’ anche questo una fonte di ispirazione oppure “solamente” un mezzo per produrre manufatti allegri e interessanti in modo non cruento?
Direi che ci sono due aspetti da considerare.
Il primo è l'aspetto puramente "pratico": la mia è una scelta molto attenta sui materiali. Leggo con grande concentrazione le etichette e la composizione, notando se la fibra che sto per usare è davvero cruenti free ed adatta ai vegani come me. Certamente i materiali acrilici e sintetici sono una garanzia, ma ora come ora si trovano anche delle fibre naturali molto inconsuete e di origine totalmente vegetale.
Il secondo aspetto coinvolge in modo più "ampio" la parte creativa: è davvero uno stimolo cercare materiali alternativi, che ben si sposa con la scelta di colori inconsueti e accesissimi che sono un po' la mia firma. Mi ritengo fortunata, a dover fare questo tipo di scelte: sono una fortissima motivazione di crescita!
Sei molto attiva, e da parecchi anni, ormai! Partecipi ad innumerevoli fiere del settore della creatività: Creattiva, Manualmente… Per Abilmente, poi, puoi essere considerata una vera “veterana”! Pubblichi libri, modelli, insegni… qual è l’aspetto che ti piace di più e che ti da più soddisfazione?
Eh, cosa dirti… la parte che mi piace di più è proprio quello che riesco a fare di meno: la creazione di oggetti, sperimentando "a mente libera". Provo un tale senso di libertà e di benessere… paradossalmente questa è proprio la parte che viene "vista" di meno e anche quella che meno viene "capita" dal pubblico. In ogni caso per me è fondamentale, anche perché da queste creazioni libere traggo una grande ispirazione quando devo elaborare qualcosa (tipo i gioielli) dedicata al grande pubblico.
Quanto conta per te l’aspetto “social” della maglia? Hai dei progetti presenti o futuri che implichino la presenza di più mani?
Certamente! E' il progetto che porto avanti assieme all'Associazione Picknitartcafé, di cui sono anche presidente. E' la realizzazione certificata dai Guinness World Records di una coperta interamente lavorata all'uncinetto e sta coinvolgendo persone da tutto il mondo!
La nostra bella Piazza Unità a Trieste è molto conosciuta e apprezzata per una ragione particolare: è tra le piazze più grandi d'Europa ad affacciarsi direttamente sul mare. Un giorno mi capitò per caso di vederla dall'alto, affacciandomi ad una finestra di uno dei palazzi che circondano la piazza. Vederla da questa prospettiva mi fece pensare a quanto bella sarebbe stata con un impiantito tutto colorato!
Dopo un po' di tempo, a seguito dell'esperienza degli incontri di knit cafè en plain air in un meraviglioso parco della vicina Gorizia ed alla nascita di un bel gruppo di lavoro, abbiamo costituito l'Associazione Picknitartcafé e la mia idea folle di coprire Piazza Unità con un mega tappetone è piaciuta a tutte! Così ci siamo attivate tutte insieme per realizzare il progetto, allargando il nostro "giro". Grazie all'appoggio di Abilmente dove abbiamo lanciato il progetto nella scorsa edizione di autunno, del portale Misshobby che è partner nell'iniziativa, Coats Cucirini e il Biolife Superbiomercato di Trieste che ci sta fornendo supporto logistico, grazie a tutte le persone meravigliose, singole, ma anche associazioni, clubs, negozi, case di riposo, knitcafè della nostra zona, ma anche di tutta Italia (ed anche estero!) grazie a tutte queste aziende e persone... stiamo lavorando al progetto che presto si concluderà! La condivisione in questo caso si sta rivelando fondamentale!
Un grazie particolare per l'appoggio e l'aiuto anche al Sindaco di Trieste e tutta l'amministrazione cittadina che ha condiviso l'entusiasmo per un progetto così inconsueto.
Il record attuale è di 1020 metri quadrati ed è stato conquistato recentemente dal Sudafrica. Rispetto al record precedente del Giappone che contava poco meno di 500 metri quadrati è sicuramente una bella metratura, quindi si può ben immaginare quanto ci stiamo dando da fare!
Domanda molto interessata: come riesci a fare tutto? Ti imponi ritmi serrati oppure lavori seguendo l’onda e l’umore oppure prendi dei psicofarmaci? (Prendo appunti, perché a me manca sempre il tempo!)
Con una buona dieta: da molti anni seguo una dieta vegetariana integrale molto rigorosa, cioè sono vegana. E non faccio nessuno "strappo" alla regola. Oltre a questo… bevo tanto caffè!!!
A parte l'alimentazione, mi creo una tabella di marcia molto serrata e dettagliatissima, quasi come per una campagna napoleonica! Mi ispiro al regime militare, è fondamentale per me rispettare gli orari e le consegne. E se capita un'ispirazione momentanea… purtroppo a volte sono costretta ad accantonarla fino a che non potrò dedicarmi a lei… un peccato perché sarebbe sempre meglio lavorare sull'onda dell'ispirazione del momento, ma non posso assolutamente farmi distrarre!
La verità è che lavoro davvero tanto, anche 12 ore al giorno, e sfrutto gli eventuali tempi morti per lavorare.
In ultimo, 50 minuti attività fisica al giorno mi mantengono attiva!
E, alla fine… quali progetti hai in serbo per il prossimo futuro? C’è qualcosa che ci puoi anticipare?
Progetti futuri: coperta. E dopo vado in ferie!
Pe ora l'unico mio pensiero e progetto futuro è l'installazione della coperta in Piazza Unità a Trieste! E' prevista per sabato 20 giugno 2015 dalle 6 di mattina fino a mezzanotte: sarà una giornata campale!
C'è ancora tempo per unirsi a noi in questa sfida. Se qualcuno volesse contribuire con un modulo di cm 50 x 50 e/o cm 25 x 150 sarà il più che benvenuto.
Basterà inviare una mail a info@picknitartcafe.com con "iscrizione GWR" e nella mail di risposta saranno fornite tutte le informazioni necessarie, indirizzo a cui inviare e piccole specifiche tecniche: per concorrere al Guinness dobbiamo infatti rispettare alcune regole, la coperta dovrà essere interamente eseguita all'uncinetto e non possono per esmpio essere presenti parti in tessuto o realizzate con altra tecnica.
In seguito (in autunno, per la precisione) alcune pezze ricavate dalla coperta saranno vendute ed il ricavato verrà devoluto all'AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) sezione provinciale di Trieste per diversi motivi: è una malattia che colpisce di più le donne ed ultimamente sempre più in giovane età e l'idea di poter sostenere direttamente attività a favore dei pazienti ci è sembrata proprio una bella opportunità.
Dopo questo progettone… sparirò ed andrò in ferie per un po'!!!
Grazie Luisa per questa interessante intervista e… alla prossima!!!
giovedì 18 dicembre 2014
Spritz-intervista n°1: Emma Fassio
Oggi metto un po' di ordine in questo piccolo blog pieno di polvere e ragnatele, e vi annuncio una novità.
Una serie di post – intervista che intendo fare a personaggi interessanti nel mondo della maglia.
Siete contenti?
Fate già la Ola?
No? Male!
Perché, giusto per partire con il botto, intervisterò la mia amica Emma.
Come chi? EMMA FASSIO!
Si, avete capito bene, proprio lei: non ve lo aspettavate, eh? Ed invece, stupore a go – go.
Ovviamente, come è nel mio stile, non potevo fare un'intervista classica, anche perché Emma la conosciamo tutti. E sappiamo anche quanto sia carina e gentile!
Quindi le ho fatto delle domande un po' diverse dal solito e lei, disponibile ed autoironica, è stata al gioco.
Andiamo ad incominciare.
Dunque. Leggendo le molte interviste che ti hanno fatto, si capisce che hai incominciato a sferruzzare fin da ragazzina. Qual è il tuo ricordo più "antico" legato alla maglia? E… qual è la cosa della maglia che ti piace di più e… quale di meno? (Non vale dire "niente"!!!)
Il ricordo più antico e dolce è l’immagine di mia madre seduta sul divano che lavora a maglia, io seduta accanto a lei (ero cucciola, circa tre – quattro anni), appoggiavo la testa al suo braccio e osservavo il ritmo delle sue mani. Mi sentivo coccolata e amata, come se un caldo e affettuoso abbraccio mi avvolgesse con l’essenza dell’amore puro.
La cosa che mi piace di più della maglia è la sensazione di totale rilassamento: quando lavoro a maglia, posso essere ovunque, ma il mondo esterno smette di fare rumore e vedo solo le mie mani che creano punti e penso alle molteplici possibilità creative. L’altra componente della maglia che mi piace tantissimo è la sua capacità di creare nuove e meravigliose amicizie, dei legami profondi che probabilmente non sarebbero nati. Devo anche confessare che, in momenti difficili ma veramente difficili della mia vita, la maglia è stata il mio salvavita.
Confesso che non mi piace cucire e nascondere le codine, per questo adoro il top-down.
Come sei approdata alla maglia come attività principale? Era una tua volontà fin da bambina? Cioè: quando eri piccola pensavi "da grande farò la designer di capi in maglia" oppure questo è stato un frutto di scelte fatte in un momento successivo? E… se non lavorassi a maglia… che mestiere avresti scelto? (Io avrei fatto la cantante pop come Madonna, tanto per la cronaca)
Wow, la cantante pop, grande… non avrei potuto, sono stonatissima, da sola non canto neanche "Tanti Auguri a te"… potrebbero rompersi i vetri di tutta la casa in un nano secondo…
Circa dieci anni fa, prima che iniziassi a scrivere modelli per la maglia fatta a mano, avevo creato un mio marchio di abbigliamento Emma Rêve (Il sogno di Emma…sono una sognatrice, lo confesso), con una filosofia particolare: un vestito rappresenta la nostra personalità, deve rispecchiare il nostro io interiore e comunicare chi siamo. Una linea principalmente di maglieria, ma anche di gonne e pantaloni, particolari, in serie limitata con delle personalizzazioni che li rendevano unici. Un design e una produzione tutta italiana con abiti distribuiti in negozi e boutique che sposavano questa filosofia. Nel 2009, quando ho iniziato a scrivere sul mio blog e a trasferire le mie idee di stile in istruzioni che potevano essere realizzate da tutti grazie a dei ferri e un gomitolo, non pensavo che tutto ciò potesse trasformare la mia vita lavorativa in un nuovo mondo meraviglioso di soli ferri e gomitoli, le mie due passioni da quando sono piccolissima. E ora è diventato il lavoro che amo con tutta me stessa, a cui dedico tutto il mio tempo.
Se non lavorassi a maglia…l’attrice di teatro…solo in ruoli dove non bisogna cantare…
Quanto ha influito la tue educazione multiculturale sul tuo modo di vedere la maglia? Mi spiego meglio… il fatto di essere un po' svedese, un po' italiana, un po' americana, come influisce sulle tue scelte in fatto di design della maglia? Cioè, c'è qualcosa alla quale ti ispiri maggiormente? Oppure ti vengono le idee così, senza che tu ci pensi troppo sopra? (Io ogni tanto certi maglioni me li sogno, sarò normale, dottoressa?)
Devo confessare di essere un’istintiva e impulsiva-compulsiva-creativa. Le idee mi nascono così, a volte le sogno, altre volte mentre lavoro a qualcosa mi viene in mente un’altra idea. Non sono una creativa razionale, anche per la scelta dei colori e degli abbinamenti non riesco a pensare alla teoria dei colori, o mi piace o non mi piace. A pelle, a sensazione.
Credo che l’essere un po’ multiculturale abbia influito sulla mia natura, ma prima di tutto come persona. Sei un po’ tutto ma sei anche nessuno delle tre. E’ una buffa sensazione, mai poi scopri che sei e stai bene dove il tuo cuore sta bene.
La tua attività si basa sul disegnare modelli a maglia, insegnare e scrivere libri. Quest'ultima è una novità per il panorama italiano. Come ti è venuta l'idea? Qual è il messaggio che desideri comunicare con le tue pubblicazioni? Puoi anticipare qualcosina dei tuoi progetti futuri? (Guarda, se lo fai ti do questa caramella senza glutine che avrai la gola secca…)
La caramella senza glutine la prendo molto volentieri, grazie. Nulla di tutta questa meravigliosa avventura è stata pianificata, se penso a qualche anno fa posso dire con certezza che era esattamente ciò che avrei voluto fare perché mi rende immensamente felice. Ma le cose sono successe man mano, a volte sembra siano successe per magia. E ringrazio felicemente tutti i giorni di poter fare ciò che amo con tutta me stessa.
Con le mie pubblicazioni, vorrei fornire gli strumenti per comprendere la teoria e i metodi di costruzione dei modelli. Vorrei anche comunicare la passione per un’attività che amo profondamente.
Ed ora la classica domandona: sei moglie e mamma e "attivista della maglia", come riesci a fare tutto? Ti dai degli orari rigidi durante la giornata e non sgarri mai? Ti imponi di lavorare a maglia per 4 ore al giorno nondimenonondipiù? Prendi psicofarmaci per riuscire a dormire solo 2 ore a notte? (Aspetta che prendo appunti)
In effetti, vediamo…il mio sogno era poter fare un lavoro in casa per poter seguire tutto…poi in effetti ti rendi conto che quando le persone in ufficio fanno la pausa caffè tu fai una lavatrice…ma è bellissimo anche questo.
La verità: molto di tutto questo non sarebbe stato possibile se non avessi avuto un compagno, il DM (dolce marito), che mi ha sempre sostenuta e aiutata, ha imparato a stirarsi le camice da solo perché altrimenti non avrebbe avuto di che indossare al mattino perché nel frattempo mi ero distratta inseguendo un’idea creativa ed è più bravo di me in cucina. Lavoro appena posso a maglia, scrivo e mi dedico al mio lavoro la maggior parte del mio tempo, ma le mie principesse sono la cosa più importante della mia vita. Sono anche spunto di molte idee creative. Casa nostra sembra un grande laboratorio creativo, non è la casa in ordine e perfetta, anzi, ma siamo felici e ci aiutiamo molto perché ognuno possa realizzare i propri sogni. Dormo anche poco e dimentico spesso qualche cena sui fornelli e me ne accorgo solo quando sento uno strano odore, questo devo confessarlo.
Siamo arrivate alla fine (Emma pensa "Finalmente! Non mi mollava più!") e quindi ci aspettano i saluti di rito e un Martini Rosè con patatine. Vuoi dire qualcosa a chi ci sta leggendo?
Vediamo...possiamo confessare che siamo al secondo Martini Rosè per festeggiare questa intervista?
Grazie Valentina, di cuore, per questa divertente e spritzante intervista. Come sempre, sei speciale. Per concludere possiamo dire che a breve ci sarà una tua intervista sul mio blog. Quindi a presto, con Valentina protagonista.
Salutiamo Emma e… alla prossima intervista!
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