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lunedì 8 giugno 2015

World Wide Knitting in public 2015





Wold Wide Knitting in Public Day - una Giornata Mondiale del Knitting in pubblico!
Quando ho con gioia accettato la sfida da parte di Valentina di scrivere un post a settimana sul mondo del fare a maglia, mai avrei immaginato sarei stata sommersa da così tanti stimoli provenienti da un ambito di cui sapevo poco o niente.
Nonostante l'estate si stia facendo sentire attraverso delle giornate di giugno piuttosto gagliarde, la mia voglia di cercare informazioni interessanti sullo sferruzzare non è diminuita, e anzi è ripagata da innumerevoli e quotidiane scoperte.
Come ad esempio quella del Wold Wide Knitting in Public Day, prevista per il prossimo 13 giugno in cui vari centri in tutto il mondo si occuperanno di farsi portavoce dell'iniziativa. Ma l'adesione è libera, e chiunque volesse potrebbe celebrare con eventi e attività, ma anche solo sferruzzando in pubblico, questo passatempo/hobby/ragione di vita così diffuso.
Per informazioni sul WWKIPD cliccate qui sopra.



Altre ancora saranno le iniziative che a breve partiranno. Restate sintonizzati.
Nel frattempo stanno per arrivare notizie sulla Scandinavia (lì, se non altro, anche se ci si avvicina ai giorni dell'anno più luminosi, la sera si sta bene con la sciarpetta) e dall'emisfero boreale del nostro pianeta che si affaccia ora all'inverno, altre interviste "Punti" di vista, e ulteriori spunti artistici.
Detto questo, vi lascio al vostro sferruzzare con un'immagine delle ultime creazioni della nostra Valentina (in alto), che nonostante il caldo, come vedete, continua indefessamente a produrre!
Buona settimana e al prossimo lunedì!

Chiara

mercoledì 3 giugno 2015

Venezia, il labirinto e le danze folk... e il filo di Arianna che li unisce





Venezia, le danze folk, il labirinto, la notte, la lana. Quale filo magico unisce questi elementi?

Questo fine settimana, spinta dalla mia passione per la danza, in occasione del festival di danze folk Venezia Balla - Cerchi nell'acqua, e della Mazurka Klandestina, evento in cui si balla fino all'alba spostandosi in vari luoghi di una città (nella foto in alto uno degli ultimi balli all'albeggiare di fronte al Palazzo Ducale di questa edizione veneziana), sono tornata a Venezia.
I satiri e la ninfa Cillene.
Venezia è la mia città d'adozione, ed avendoci vissuto per tre anni durante gli studi universitari, amo tornarci il più spesso possibile. Questa volta mi sono ritrovata in mezzo al dedalo di calli e callette assorta sul prossimo post che avrei pubblicato (non è semplice scrivere un post interessante a settimana!) e mentre mi addentravo al ritmo della musica folk nei meandri della città, i miei occhi si sono soffermati sul nizioleto (parola veneziana per "lenzuoletto", ovvero la targa che indica il nome delle calli) di Calle della lana, e più avanti Calle del lavador, ossia di colui che lavava la lana. In un lampo mi hanno attraversata ricordi sui miei studi, quando insieme ai miei compagni stavamo allestendo I Cercatori di tracce, un dramma satiresco di Sofocle. Per confezionare dei pantaloni di ciocche di lana per i satiri (nella foto a sinistra i satiri e me medesima, nei panni della ninfa Cillene), esseri con la parte inferiore del corpo caprina, ci siamo procurati un carico di lana sporca appena tosata che abbiamo dovuto disinfettare e pulire con la candeggina, pestandola con i piedi coperti da dei sacchetti di plastica... Vi assicuro, una di quelle cose nella vita che si raccontano ai nipoti!


Incisione preistorica di labirinto.
Proprio mentre studiavo a Venezia, ho presentato una tesina per il corso di Storia dell'Architettura incentrata sul tema del labirinto, simbolo vivo che rappresenta la condizione umana per eccellenza. Il labirinto si ritrova in culture e continenti diversi e in epoche anche molto antiche. Le sue volute rimandano alla ciclicità delle stagioni, del susseguirsi del giorno e della notte, dei cicli vitali, alle circonvoluzioni del cervello, ma più profondamente, al viaggio nell'oscurità dentro sè stessi per incontrare il proprio "Minotauro", le proprie paure e i propri mostri, per affrontarli e uscire nuovamente alla luce, rinnovati, in attesa della prossima discesa nel buio: il simbolico avvolgersi in spirale per poi svolgersi rappresenta infatti un viaggio iniziatico.
Di questo simbolo che continua ad affascinarmi tuttora, mi aveva particolarmente colpita il suo rapporto con la danza.
Molte delle danze col fazzoletto che si ritrovano ad esempio ancora oggi in Grecia e nei Balcani richiamano infatti Teseo alla guida dei 12 giovanetti che dovevano andare in pasto al Minotauro (in greco Asterione, figlio delle stelle). Anche in tempi antichissimi, il simbolo del labirinto non era solo un disegno tracciato per terra, ma rappresentava il percorso da effettuare e far rivivere attivamente attraverso la danza.

Mazurka Klandestina, Venezia 2014.
Il filo di Arianna (in greco Ariadne, la purissima, ma anche divinità degli inferi e della luna), è proprio questa danza, è il percorso del labirinto che come un gomitolo si svolge e riavvolge. Una volta raggiunto il centro, il filo indica la via per uscire dall'oscurità spaventosa e tornare alla luce. Una via che però non si avvale della ragione e della visione chiara e illuminata dal sole, bensì dell'istinto (debole luce lunare) e del coraggio di attraversare la notte, magari rapiti dalla musica lasciandosi guidare ad occhi chiusi.



Così, in un turbinio di associazioni mentali, ricordi, musica, impressioni, nella magica Venezia può succedere di riaprire gli occhi e di ritrovarsi abbracciati a ballare sotto le stelle, e a condividere, svolgendo e riavvolgendo un gomitolo misterioso, la stessa condizione umana.

L'alba dal ponte dell'Accademia con vista sul Canal Grande e la Salute.





lunedì 25 maggio 2015

"Punti" di vista - Intervista a Roberto Cosolini




Roberto Cosolini, sindaco di Trieste, inaugura con un simbolico taglio del nastro il primo post-intervista su Artherapy!
Questa serie si chiama "Punti" di vista, un gioco di parole che volevo rimandasse al mondo della maglia ma anche all'apertura a visioni "altre".
Le personalità che andrò ad intervistare a cadenza grosso modo mensile hanno infatti età e svolgono professioni tra le più disparate e, cosa più importante, non provengono direttamente dal mondo dello sferruzzare. Magari nascosto, ma un filo rosso che li lega al mondo della maglia potrebbe esserci e cercheremo di scoprirlo.
Il primo tra tutti ad essersi simpaticamente prestato a rispondere alle mie domande, ora serie ora bislacche, anche in presenza di Valentina è stato il primo cittadino della nostra città, che alla fine ha posato per noi con una creazione Tibisay al collo facendoci davvero un favore perché, come scoprirete, non è per niente una persona freddolosa. Eppure secondo noi questa sciarpa gli dona un che di carisma e sintomatico mistero, e voi che dite?
Buona settimana e alla prossima!

Chiara

P.s. Il post di lunedì 1 giugno sarà spostato a mercoledì 3 giugno per permettervi di godervi i giorni festivi staccandovi anche dal pc!


Chiara Gelmini: Ha qualche ricordo o aneddoto legato alla maglia?

Roberto Cosolini: Non direttamente legati a casa mia, ma ho una zia che ha questa passione, sferruzzava spesso e in più di qualche occasione mi ha fatto un maglione, di quelli pesanti, che essendo io molto caloroso potevo indossare solo quando faceva molto freddo, ad esempio in montagna.


CG: Indossa volentieri capi in maglieria e in che occasioni?

RC: Solitamente per lavoro indosso camicia e giacca, ed è difficile per me indossare il maglione, anche perché soffro molto il caldo. Associo i capi in maglia al fine settimana e al tempo libero (che è poco), dove posso concedermi un abbigliamento comodo.


CG: Cosa cerca in un capo di maglieria?

RC: Associando i capi in maglia all'idea del tempo libero, quello che cerco è soprattutto la confortevolezza.


CG: Ha mai provato a sferruzzare? Proverebbe? E se no, ha un hobby manuale che la rilassa?

RC: (Ride n.d.R.) Non ho mai provato, e credo sia un bene per tutti, dato che devo confessare di non essere portato a svolgere attività manuali. Al massimo, e come hobby, posso includere alcuni lavori domestici che non richiedano particolare destrezza manuale, come ad esempio svuotare la cantina o l'intera libreria per mettere a posto e pulire, operazioni che mi rilassano notevolmente. Ma per fortuna anche queste sono attività che si svolgono una volta all'anno.
Prediligo invece attività solitarie e tranquille come la lettura o ascoltare musica.


CG: Se fosse un capo in maglia, cosa sarebbe?

RC: Sarei probabilmente un maglioncino (e specifica "leggero", n.d.R.) girocollo -che si adatta bene a vari tipi di camicie- di colore azzurro-blu.


CG: Se la sua vita fino ad ora fosse un lavoro a maglia, che materiale avrebbe intrecciato?

RC: Vista la mia passione per il Messico direi un'amaca messicana intrecciata con fili di cotone, oggetti che mi hanno sempre colpito e rimandano a una terra che amo, alla vacanza, al caldo, alle palme...


CG: Che cosa si augura di intrecciare in futuro?

RC: Mi piacerebbe molto intrecciare la città con i progetti di vita dei giovani, è lo sferruzzamento migliore che posso augurarmi.

lunedì 18 maggio 2015

Nelle maglie dell'Arte - Bea Camacho

Bea Camacho, Enclosure II, Tate Modern Gallery, Londra 2010

Alcuni di coloro che lavorano a maglia o uncinetto producono solo maglie o berretti, altri invece vedono il loro lavoro sconfinare nel reame dell'arte, come è il caso di Bea Camacho, di cui vorrei parlarvi oggi.
Vero che definire il confine tra artigianato, design e arte non è cosa semplice, tanto più che il mondo non è fatto a scatole. Ma lasceremo qui questa discussione, per ora.
Trovo però estremamente interessante che molti artisti contemporanei scelgano la maglia o l'uncinetto come materiale attraverso cui realizzare emozioni e concetti. Con la naturalezza con cui un pittore potrebbe decidere di usare ora i colori ad olio, ora la tempera.
Indubbiamente è un materiale che, anche se non comunissimo tra gli artisti, ha un potenziale artistico innegabile, vista la fortissima carica evocativa donata dal suo bagaglio pieno di storia, memoria, gesti antichi...
Entriamo dunque nel vivo dei post del lunedì, e come avrete intuito parliamo di arte.
Non di "arte" come titolo dei due precedenti post 

(per chi se li fosse persi, ecco i link:

bensì proprio di arte contemporanea
Lo so, spesso è un tema che mette in soggezione, perché si ha l'impressione di non riuscire a comprenderla in quanto non "addetti ai lavori". Ma credetemi, bastano un paio di linee guida che favoriscano la lettura dell'opera, un po' di pazienza e un pizzico di sana curiosità, e anche gli attacchi d'arte più astrusi e complessi sembrano subito molto meno distanti.
Mi piacerebbe, nel corso di vari post, farvi conoscere e commentare con voi alcuni artisti che utilizzano maglia o uncinetto come materiale

Oggi ho trovato la giovane Bea Camacho, nata nel 1983 nelle Filippine, laureata ad Harvard in Arte.

In Enclose (2005), uno dei suoi primi lavori, ha costruito con uncinetto e lana rossa un bozzolo attorno a sé fino a rinchiudervisi completamente. L'operazione è durata undici ore e la giovane non ha effettuato pause, neanche per bere o andare in bagno.

 Questo lavoro, semplice, pulito ed efficace, evoca idee quali isolarsi, ricerca di sicurezza, protezione, intimità, rifugio, e con il dare forma al proprio ambiente.
Ma l'artista, nel notevole sforzo di scomparire all'interno della sua crisalide rossa fiammante, si rende infinitamente più visibile.


Temi simili sono elaborati consapevolmente e sviluppati ulteriormente in opere successive quali Enclosure II (2010 - performance di nove ore alla Tate Modern Gallery di Londra. Foto all'inizio del post) e Efface (2008 - foto a sx e sotto), in cui, man mano scompare nel tappeto bianco creato dalla stessa Camacho, l'ambiente acquista sempre più importanza.


Anche questa impresa da undici ore è documentata in un video. A differenza del primo Enclose maggiore enfasi è data allo spazio attorno al corpo. Il corpo diventa parte integrante dell'opera man mano che scompare nell'architettura circostante, che allora viene rivelata.
Del corpo assorbito dal tappeto-opera non rimane che una memoria, una assenza che ne porta ancora il profumo. Una ingombrante traccia, impossibile da ignorare.


In queste sue opere l'artista sembra richiamare, nell'atto di chiudersi in un bozzolo di lana, attraverso ore di concentrazione mentale e sforzo fisico, la ricerca di una protezione che ricorda il ventre materno. E può evocare la condizione di chi come lei (immigrata negli Stati Uniti dalle Filippine) può desiderare farsi piccolo piccolo, pur anelando a trovare il suo posto nel mondo, in una continua lotta tra il desiderio di scomparire e quello di affermarsi.
Ma le interpretazioni e le suggestioni possono essere infinite. Invito ognuno di voi a trovare le sue.

Per oggi la pillola artistica è finita, ci leggiamo il prossimo lunedì con altre curiosità legate all'immenso mondo dello sferruzzo. Buona settimana a tutti!

Chiara






lunedì 11 maggio 2015

Lo zen e l'arte di sferruzzare 2

Rieccoci qui, buongiorno!





Grazie di cuore per aver risposto numerosi al post della scorsa settimana!

Vi avevo promesso gli ultimi cinque motivi per cui lavorare a maglia fa bene alla mente, al corpo, al cuore, allo spirito.
Proseguiamo con l'elenco, che arricchisco con un punto in più, molto speciale...

6. Allenamento della creatività. Un lavoro a maglia parte dalla scelta di textures, pattern, colori, materiali. Via libera all'espressione della fantasia: e siamo sicuri di indossare qualcosa di unico al mondo. Anche sbrogliare problemi è un allenamento della fantasia: a volte, se siamo creativi, i problemi diventano opportunità.

7. Piacere sensoriale. Vengono soddisfatti e stimolati i sensi visivo e tattile (e uditivo, se consideriamo il suono dei ferri che lavorano!). Sarà contento soprattutto il secondo, che abbiamo poche occasioni di soddisfare nella vita di tutti i giorni.

8. Un piacere che dura a lungo nel tempo. Nell'era dell'usa e getta scegliere di creare qualcosa di qualità che rimarrà nel tempo e prendersene cura è un lusso. Il maglioncino fatto dalla zia ha un altro calore quando indossato (mia zia nella fattispecie è un'ottima sarta e sferruzzatrice, ho i suoi capi nell'armadio da anni, e li indosso con molto affetto e orgoglio)! "Il pullover che m'hai dato tu, sai mia cara, possiede una virtù, ha il calore che tu davi a me e m'illudo di stare in braccio a te"... E poi l'ambiente ringrazia (e anche il portafoglio).

9. Tempo dedicato a ME. Sferruzzare offre un'oasi di pace lontano dalle agende straripanti di impegni e la rigida routine, una disintossicazione rinfrescante in un mondo saturato di tecnologia. Offre una rara opportunità di stare soli con i propri pensieri.

10. Felicità e allegria. Sferruzzare rende le persone felici: quelli che sferruzzano e anche quelli che magari ricevono in dono il frutto del loro lavoro.  Fare ciò che piace fa sviluppare endorfine, l'ormone del buonumore. Ed è contagioso.

11. E poi, diciamolo, sferruzzare è un atto d'amore!


Insomma, il lavoro a maglia è usato in ambito terapeutico, in alcuni luoghi di lavoro, nelle carceri, nelle scuole, favorisce la socialità, giova ad anziani, bambini, mamme, papà, a tutti... Sferruzzare fa bene al corpo, al cuore e alla mente, a stare meglio con se stessi e con gli altri, siete d'accordo? 

Al prossimo lunedì!

Chiara

P.s. Se volete curiosare, i blog e siti che ho preso di riferimento sono:


lunedì 4 maggio 2015

Lo Zen e l'arte di sferruzzare - Parte Prima



Buongiorno a tutti!

Una foto dall'ispirazione asiatica (e giapponesi sono i rocchetti di seta sullo sfondo che Valentina sta usando per le sue prossime creazioni) per introdurre un post dal respiro primaverile e di benessere.

Vi è mai capitato di cominciare un lavoro a maglia e di appoggiare i ferri finita la sessione con la sensazione che il tempo sia letteralmente volato, sentendovi rilassati, immersi in una sensazione di pace e soddisfazione?
Navigando in internet qua e là mi sono accorta di quanti articoli si trovassero sulla relazione tra sferruzzare e benessere. In molti associano questa attività alle pratiche meditative, allo yoga o allo zen.

Ho riassunto così un po' di benefici del lavorare a maglia che ho trovato interessanti. Oggi vi propongo i primi cinque:


1. Terapia. Creare con le proprie mani rinforza l'autostima: dire con gioia "questo l'ho fatto io" equivale a una bella e sana pacca sulla spalla. Nei casi di depressione, lavorare con le mani ripristina il senso di connessione con il mondo. Alcuni studi evidenziano che un'attività come lavorare a maglia aiuta nel recupero da varie patologie e, grazie alla concentrazione, alla distrazione dall'esterno e al rilassamento, aiuta persino a sopportare meglio il dolore.

2. Rilassa mente e fisico. Lavorare a maglia aiuta a staccare dai problemi della quotidianità e libera dallo stress accumulato durante la giornata. Alcune ricerche lo paragonano alla meditazione poiché abbassa ritmo cardiaco, pressione, tensione muscolare, in più regola e rende più profondo il respiro. Da questo stato traggono giovamento sia la mente che il corpo.
Fate però attenzione alla postura!

3. Presenza nel Qui ed Ora. Il ritmo, la ripetizione di un punto ancora e ancora, come a tempo di metronomo, calma come abbiamo visto il ritmo cardiaco e respiratorio, creando un senso di stabilità e quiete interiore, un senso di Presenza che permane anche dopo aver posato gli attrezzi del mestiere. Una sensazione simile la si prova nella ripetizione delle posizioni yoga. Vengono allenati la focalizzazione, la concentrazione, la costanza e la forza di volontà.


4. Favorisce la socialità. Vero che solitamente si lavora da soli, ma portare avanti il proprio lavoro in compagnia è provato aumenti la percezione della felicità, migliori i rapporti sociali e la comunicazione con gli altri (chi ha già frequentato un corso di Valentina lo può confermare). Lavorare soli ma insieme rafforza il senso di gruppo. E' specialmente indicato per anziani, per combattere la solitudine, ma è usato anche in alcuni posti di lavoro, per migliorare le relazioni tra colleghi (mai pensato di sferruzzare con il vostro capo invece di litigare!?).

5. Allena l'intelletto e la memoria. Sapete bene che riarrangiare le misure dei pattern per adattarli ai vostri corpi presuppongono calcoli che sono a tutti gli effetti matematici. La soddisfazione di avere un capo perfetto per noi (addio maniche troppo corte o spalle troppo larghe!) richiede molta energia intellettuale. E' provato che questa attività aiuta a prevenire la demenza senile.

Per oggi basta così, dovrete attendere una settimana per gli ultimi cinque buoni motivi per lavorare a maglia. E a voi fa bene?

A lunedì,

Chiara

lunedì 27 aprile 2015

Con la primavera arrivano delle golose novità




Buongiorno a tutti! 

Sono Chiara Gelmini, come anticipato da Valentina mi occuperò, ogni lunedì, di contribuire ad Artherapy. Vale mi ha già presentata brevemente, ma vorrei dire qualcosa di più.

Sin da piccola sono stata molto curiosa, ho sempre amato esplorare campi apparentemente lontani tra loro. Sono sempre stata affascinata dalla fantasia e dall'espressione attraverso la manualità e, soprattutto, dai COLORI (da piccola non erano i negozi di giocattoli a farmi impazzire, ma se vicino la cassa del supermercato adocchiavo una scatola di matite, non c'era verso di farmi arrivare a casa senza di loro). Quindi non posso che essere entusiasta di inoltrarmi in questa nuova avventura e di conoscere più da vicino un nuovo ricchissimo mondo.

Un grazie va a Valentina per la fiducia accordatami. Credo il nostro sia stato un incontro fortunato, e sicuramente le affinità che ci legano sono molte. Sarà stato forse il destino ad avvicinarci? La foto seguente l'ho scattata nel mio recentissimo viaggio in Argentina. Non ho potuto resistere davanti a questi bellissimi colori di lane tutte prodotte in Argentina in bella mostra in un negozio di Buenos Aires. Forse, senza saperlo, già sentivo che qualcosa di nuovo sarebbe arrivato.





Vorrei precisare che Valentina è e resterà l'anima di questo blog, al quale tiene così tanto, da chiedere a me di tenerlo vivo e brillante come il suono dei suoi instancabili ferri, perchè non sia solo una bacheca con i promemoria degli appuntamenti che riguardano i suoi corsi, ma sia sempre aggiornato con i post che piacciono a lei: sempre con occhio di riguardo al gusto, l'eleganza e la spontaneità che da sempre hanno contraddistinto Artherapy.

Così cercherò, ogni lunedì, di dare il mio tocco raccontandovi curiosità su viaggi, arte, moda, vivere quotidiano, e forse potremo incontrare insieme delle donne speciali, esplorando a trecentosessanta gradi, e con creatività, tutto ciò che ruota attorno al mondo dello "sferruzzamento", come lo chiama Vale.
Ovviamente i vostri commenti saranno più che ben accetti. Potete anche scrivermi cosa vorreste leggere nei post, che tipo di post vi sono piaciuti di più fino ad ora, e tutti i tipi di osservazioni che vi vengono in mente: io e Valentina vorremmo che questo blog continuasse ad essere per voi, e con voi, caldo e colorato come la lana.

E poi, cara Valentina, raccolgo la sfida allo "sferruzzamento" (magari cominciando dai due gomitoli dai bei colori autunnali che mi sono portata come souvenir dall'Argentina!). Anche se sono sicura che con una Maestra come te, non potrò che imparare alla grande! E voi che ne pensate?

Al prossimo lunedì!

Chiara

venerdì 24 aprile 2015

Una graditissima "new entry"

Buongiorno, belle signore (e signori, perché so per certo di avere anche qualche lettore di sesso maschile).
Non avrei mai pensato di scrivere questo post, e invece… vedi come cambia la vita!
Come ho spesso detto, il cuore pulsante della mia attività è sempre stato e sempre sarà il mio blog. Un blog che amo profondamente, che mi ha anche "salvato" in molti momenti difficili, nel quale mi sono aperta e dal quale ho spiccato salti che mi hanno portato nella realtà.
Ora. Questi salti sono diventati via via più lunghi ed impegnativi e mi hanno portato sempre più distante dalla scrittura: e io non voglio assolutamente che il mio blog venga accantonato o trascurato!
E allora, pensa che ti ripensa, sono giunta alla conclusione che c'è bisogno di aria nuova, fresca, giovane!
E con grande gioia do il benvenuto a Chiara Gelmini, un'amica che mi aiuterà nella gestione di questo mio piccolo spazio. Accoglietela calorosamente, mi raccomando!
Chi è Chiara?
Chiara è una ventottenne triestina piena di entusiasmo e di voglia di sperimentare cose nuove.
E in questo andiamo molto d'accordo!
E' laureata in Arti Visive e dello Spettacolo allo IUAV di Venezia e in Filosofia presso l'università di Trieste. Attualmente si occupa di spettacolo come attrice e cantante.
Ma questo è solo la punta dell'iceberg, non voglio anticipare troppo, perché la scoprirete piano piano!
E chissà che non la riusciamo a convertire allo sferruzzamento!