martedì 18 ottobre 2016

La maglia per me (capitolo due)

Allora.
Io adoro la maglia, è un fatto risaputo: adoro lavorarla, adoro indossarla, adoro parlarne.
Se la giornata fosse un tessuto, il mio sarebbe un jersey. Di cashmere, ovviamente. Magari con un pizzo giapponese, ecco.
La maglia mi ha risollevato da un momento che più nero non si poteva, tiene tutt'ora occupate le mie mani e la mia testa, mi ha regalato moltissime amiche che mai avrei conosciuto altrimenti!
Mi ha dato, insomma, uno scopo, aumentando la mia autostima.
Grazie a lei ho potuto incanalare produttivamente la mia creatività e le idee non smettono di fluire, rendendomi soddisfatta ed appagata.
Chi mi vede dall'esterno, vede ora una donna felice con se stessa e con gli altri, e questo solamente grazie alla maglia!
E quindi si penserebbe che per me il lavorare a maglia sia tutto un cuoricino ed una meraviglia meravigliosa e nessuna nuvola nel cielo.
E invece no.
Perchè la maglia, devo puntualizzare, non è SOLO questo.
Perché il mio lavorare a maglia è gioia e letizia e vogliamocituttibene, ma è anche un lavorare forsennato per combattere l'ansia che ogni tanto mi assale.
Perché la maglia è la soddisfazione di aver finito un lavoro per bene, ma sono anche le parolacce di quando hai lavorato una settimana ad un maglione e tocca disfare metà perché hai cannato le misure.
Perché la maglia è tanta, ma davvero tanta, matematica ed io la odio di mortemorta.
Perché la maglia è sferruzzare per ore felicemente ma anche non voler smettere per preparare la cena ma quella ti tocca fare.
Perché la maglia è gioia assoluta quando imbrocchi il filato con il modello giusto, ma anche frustrazione quando il lavoro proprio non viene e puoi anche fare i balletti turchi, ma quel filato con quel modello mai più.
Perché la maglia è socialità spensierata davanti ad un Martini, ma anche malignità sussurrate dietro le tue spalle.
Insomma, la maglia ha due facce, non sempre positive. Come la vita, del resto, che ti riserva bastone e carota e tu devi fartene una ragione.
Non c'è motivo di perdersi d'animo e pensare di non volerci più lavorare perché "è troppo difficile, non mi viene, la gente è cattiva". E' la vita! La maglia è una metafora della vita stessa, devi trovarci dentro il TUO significato!
Per cui, spalle dritte, andiamo a disfare quel pezzo di manica troppo lunga e via! Verso nuove avventure a cuor leggero e sempre positivo.

3 commenti:

anna tecchiati ha detto...

Niente di più vero! Per esempio per me,quando sono preoccupata per qualcosa, niente di meglio che lavorare qualche ferro e via! E quando sono stufa, perchè capita anche quello...c'è sempre un bel libro da leggere!

Anonimo ha detto...

vero anche per me lavorare a maglia è stato un aiuto ...è un aiuto...per i momenti nerineri, poi per i momenti un po più chiari, poi la soddisfazione di finire un lavoro,e poi piano piano la stima di sè timidamente esce...Con il lavoro a maglia ho incontrato molte persone, conosciuto gruppi...è ancora tutto un mondo da stabilizzare
E pensare che quando ero ragazza (18-24 anni) mi piaceva e compravo riviste ma non trovavo compagnia ero sola....amo tantissimo anche l'uncinetto.
Ho conservato fino ad oggi tutte le riviste di allora e in questi ultimi tempi ne ho comperate altre di designer importanti.La maglia quante cose positive mi ha portato!!!

Tibisay ha detto...

Sono contenta di leggere le vostre esperienze… è proprio vero che la maglia non è mai "solo" maglia!